Romania in treno: pro e contro

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Ore 5 e poco più del mattino: suona la sveglia e in fretta e furia ci prepariamo, consapevoli che quell’unico treno giornaliero direzione Tulcea sarebbe partito alle 6.40, con o senza di noi.
Eh sì, dopo la breve parentesi a Bucarest è giunto finalmente il momento di ripartire, per raggiungere la tappa principale del nostro viaggio-avventura in Romania…e noi abbiamo deciso di farlo il treno. Che sia stata la scelta giusta?

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In taxi arriviamo alla Gara de Nord di Bucarest, ancora semi-deserta. La stazione principale di Bucarest non è certo il massimo della modernità che ci si potrebbe aspettare da una capitale europea, anzi, all’entrata le lancette sembrano essersi fermate tra gli anni ‘70/’80, in pieno regime comunista. Scordatevi i tabelloni luminosi, ma volete mettere il fascino dell’anti-tecnologia?

 

 

La presenza dei più noti fast food con le loro insegne fluo ed i loro inconfondibili odori (che alle 6 del mattino non sono proprio il massimo) ci riportano al presente.

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Il nostro treno arriva finalmente al binario e…sorpresa. Capiamo immediatamente il motivo per cui ci è stato consigliato di prenotare il posto a sedere con settimane d’anticipo: nonostante quella fosse l’unica corsa giornaliera diretta per Tulcea, il treno contava sì e no 3/4 carrozze, un convoglio minuscolo per una tratta di quasi sette ore attraverso le regioni Muntenia (meglio conosciuta come Grande Valacchia) e Dobrugia.

La Căile Ferate Române, l’equivalente romena di Trenitalia, è la società che si occupa del trasporto ferroviario nazionale. Esattamente come in Italia, anche lì esistono varie tipologie di treni, ma nel nostro caso l’unica possibilità era quella di usufruire del servizio IR (treni inter-regio).
Fidandoci a suo tempo delle dritte di alcuni conoscenti romeni, abbiamo acquistato 2 posti in prima classe. C’è da dire, ad onor del vero, che la differenza tra prima e seconda classe ci è parsa alquanto minima: la nostra carrozza comprendeva non più di 10 posti a sedere in testa al treno (praticamente in cabina) ed era separata dai restanti vagoni da una porta in vetro. Sicuramente un po’ di spazio in più, ma nulla a che vedere con una vera prima classe. Anzi.

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Dopo esserci assicurate per l’ennesima volta che quello fosse il treno giusto, finalmente si parte!

L’andata in particolare è stata alquanto turbolenta. In pieno agosto, senza aria condizionata e con il sole che batteva sul finestrino sprovvisto di tende!!! I magnifici paesaggi percorsi e la simpatia di qualche anziano passeggero incuriosito dalla nostra presenza, fortunatamente hanno reso più lieta l’attraversata. E magnifici, quei paesaggi, lo erano per davvero.

Appena passate Bucarest e la sua periferia, pian piano la presenza antropica si annulla per chilometri e chilometri.  Si passano distese e distese di campi di girasole (solo dopo abbiamo scoperto che la Romania è il primo produttore in Europa di semi di girasole), coltivazioni di ogni tipo e campi dediti al pascolo.

 

 

Ogni tanto, dopo decine di minuti di natura e null’altro, spuntano immense costruzioni di cemento, quei granai di epoca comunista che non potrebbero stonare di più con il territorio circostante ma che, nel contempo, sono testimonianza tangibile della dittatura di Ceaușescu.

 

 

I panorami cambiano mano mano che ci si avvicina alla zona costiera. Qui il clima è più mite e permette altre colture, una su tutte quella viticola. Ma ciò che ci sorprende più di tutto è l’enorme presenza di rovine romane in aperta campagna. La Dobrugia, infatti, è stata per secoli  parte della Mesia Inferiore (provincia di frontiera dell’Impero), e ancora oggi l’area è piena di testimonianze dell’epoca. Per lunghi tratti di percorso ci siamo trovate faccia a faccia con ciò che resta del limes danubiano, uno dei sistemi di fortificazioni a difesa dei confini imperiali, in questo caso dei territori a sud del corso del Danubio.

 

 

Con l’avvicinarsi di Tulcea, e quindi dell’area umida del delta del Danubio, a dominare la scena è finalmente l’acqua, che assieme alla terra ha dipinto quadri come questi:

 

 

Quasi sette ore di strada sotto il sole di agosto, eppure quando il controllore ci avvisa che stavamo per giungere a destinazione un poco ci dispiaceva. Non eravamo ancora stanche di ciò che si continuava a presentare ai nostri occhi, di quella Romania inedita che mai avevamo visto prima, nemmeno nelle guide. Ma il delta del Danubio ci aspettava, ed ora era davvero a due passi da noi.


Dopo avervi raccontato a parole e con gli occhi il nostro viaggio Bucarest-Tulcea in treno, veniamo al dunque.

Col senno di poi, se mai dovessimo ritornare a Tulcea una seconda volta, probabilmente noleggeremmo un auto, ma come prima volta non potremmo essere più felici di aver vissuto l’esperienza di un lungo viaggio non turistico in un paese straniero, assieme a simpatici autoctoni che si recavano a trovare qualche parente o che raggiungevano la Dobrugia per passare qualche giorno di vacanza sulle spiagge di Sulina, località ben più economica di Costanza.

Tutti, dal controllore alla vecchietta che leggeva il giornale, ci scrutavano stupiti, come se non avessero mai visto due turiste. Un signore in particolare sembrava estremamente interessato al nostro viaggio e attraverso qualche parola di francese, l’unica lingua tramite la quale riuscivamo a capirci, si è impegnato in ogni modo a stilarci una lista di cose da non fare onde evitare qualche disavventura. “NO TAXI, NO TAXI” ha continuato a dire anche mentre scendeva alla sua fermata…e solo dopo abbiamo capito quanto avesse ragione!

La premura sincera verso due sconosciute in visita nel loro Paese, quella voglia e quell’orgoglio di far fare bella figura alla propria terra, che merita, e finalmente la gente inizia a scoprirlo.
Tante ore di treno con servizio di qualità medio-bassa non sono certo il viaggio dei sogni, ma cosa avremmo visto percorrendo l’autostrada, facendo più attenzione ai cartelli che al paesaggio? Con chi avremmo scambiato qualche goffa parola di francese misto romeno se avessimo percorso la tratta in auto tutta d’un fiato?
I mezzi pubblici, oltre all’economicità, hanno l’enorme vantaggio della socializzazione, che nell’era social, dove ormai tutto è virtuale, è una cosa tutt’altro che scontata.

Detto con tutta sincerità, se non vi piacciono le sorprese (belle e brutte che siano), allora il miglior modo per girare la la Romania è l’auto a noleggio, grazie alla quale si gode sempre della più totale libertà. D’altra parte, se invece amate lo spirito d’avventura e vi piace andare in avanscoperta, allora buttatevi sui mezzi pubblici, e solo così riuscirete a vedere un’altra faccia, quella più autentica, del Paese che vi sta ospitando.

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Ricapitolando, Romania in treno PRO e CONTRO:

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6 thoughts

  1. beh una scoperta. Fino ad ora non avrei mai preso in considerazione un viaggio in Romania. Tra ciò che hai raccontato il rapporto con le persone è ciò che mi ha più colpito “ci scrutavano stupiti, come se non avessero mai visto due turiste”. E’ un pò ciò che mi succede quando viaggio con il mio sidecar.

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    1. Ci fa molto piacere di averti fatto scoprire un nuovo posto. Il rapporto con le persone è ciò che ha colpito anche noi, quasi tutti gentili, disponibili e molto felici di vedere turisti, che in quella zona sono davvero pochi, anche in pieno agosto. Per quanto riguarda il sidecar…che meraviglia! Un viaggio da una prospettiva unica 😊

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  2. No troppo belli i tabelloni anni ’80!!! Fighissimi! Così come il vostro viaggio in treno verso est: questo sì che è un bel reportage sulla Romania meno conosciuta, bravissime! 😉
    Riguardo i confronti con Trenitalia, anche a noi all’estero è capitato di farli e, a dire il vero, la compagnia nostrana ne esce quasi sempre vincitrice! Per esempio tra Exeter e Londra le carrozze erano alquanto vecchiotte e l’aria condizionata non funzionava!
    Resta che il viaggio in treno, o autobus, è un modo alternativo e rilassante (se non ci sono imprevisti) per esplorare territori dai panorami iconici, come il caso dell’entroterra rumeno. Bellissime foto, continuiamo a seguirvi! 😉
    Un abbraccio e buona continuazione!

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    1. Grazie ragazzi per le belle parole! Questo è stato in effetti un viaggio abbastanza alla cieca, visto che abbiamo trovato davvero poche informazioni prima di partire, ma anche per questo è stato speciale.
      Ecco, anche dove meno te lo aspetti (Exeter-Londra) peccano…è proprio vero che “tutto il mondo è paese”!
      Ricambiamo l’abbraccio 😘 Buona giornata

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  3. I viaggi in treno mi ispirano sempre molto, anche se in effetti in questo caso la sorpresa sgradevole poteva essere sempre dietro l’angolo 😉 Tutto sommato i primi tempi dell’università viaggiavo in treno, e i vagoni non erano in condizioni migliori da quelle che descrivi: sedili strappati, bagni inutilizzabili, personaggi strani come compagni di viaggio… Però il tabellone alla stazione è uno spettacolo 😍

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    1. Ahahah vero, e ancora oggi in alcune tratte la situazione non è molto migliorata😅 comunque sia è bello anche partire all’avventura ..e apprezzare così anche il viaggio oltre che alla destinazione stessa 😉 in questo modo si scoprono piccoli bijoux come quel tabellone!😉

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